Muffin “light” al cioccolato bianco

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Per circa 6 muffin:

200gr di cioccolato bianco

100gr di farina 00

100gr di farina integrale

latte q.b.

mezza bustina di lievito

un cucchiaino di bicarbonato

 

Sciogliete il cioccolato con circa mezzo bicchiere di latte, mescolatelo con le due farine, e aggiungete latte fino a creare un composto morbido ma comunque non liquido. Aggiungete il lievito e il bicarbonato, se volete potete aggiungere anche dell’aroma di vaniglia o limone. Mettete circa un cucchiaio di composto per stampino di silicone o pirottino di carta. In forno cuoce per 30 min circa a 180°.

Questi muffin nonostante non abbiano zuccheri o grassi aggiunti sono morbidi e dolci al punto giusto, il gusto del cioccolato bianco si sente ma è delicato. Si conservano tre quattro giorni tranquillamente, in un sacchetto di carta.

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Dopo la pioggia arriva sempre il sereno

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Terza puntata

Direi che inizia così la mia vera vita, e inizia sostanzialmente con me vestita da centometrista di atletica, sotto la pioggia di un acquazzone.

Ammetto di non essere mai stata contenta del mio corpo, e forse per questo motivo dovrei andare in analisi anche io, ma questa volta giuro che ho davvero bisogno di una dieta e un po’ di sport. Tra il panico per la casa, l’ansia per il lavoro, qualche screzio con Andrea e troppe cene dai suoi, il mio peso è lievitato peggio di un’angel cake. Per cui ho setacciato giornali e web per scovare una tra le molte diete esistenti che fosse valida, una mi ha ispirato non tanto perchè prometteva di far perdere tanti chili, quanto perchè era equilibrata e prevedeva spuntini dolci (cosa di cui ho sempre avuto assolutamente bisogno).
Nel programma dieta ovviamente rientra anche un po’ di sport per cui mi sono procurata dei pantaloni da ginnastica nuovi, ho caricato l’mp3 con un po’ di musica ritmata e ho tirato fuori dai meandri del mio armadio il reggiseno sportivo. Ho fatto una spesona di verdura e frutta degna di una vegana convinta, poi ho comprato ancora qualche legume e dei latticini freschi. Mi sono concessa un ultimo pasticcino che Andrea mi aveva comprato ieri perchè pensava fossi un po’ giù di morale. Sono partita con il mio abbigliamento sportivo addosso, l’mp3 nelle orecchie dritta per il parco. No, non sono andata a correre cosa avete capito. La mia tattica prevedeva una camminata, veloce e per almeno un oretta, questo era il mio obiettivo, niente di più. In una ventina di minuti ho raggiunto il parco più grande che c’è qui in zona, io lo chiamo il mio central park personale perchè ha zone quasi boscose e altre piane dove in lontananza si vedono alcuni palazzi alti, e poi c’è anche un laghetto assolutamente artificiale ma di effetto.
In un’altra ventina di minuti sono abbondamente dentro al parco, quando inizia a piovere, pioggerellina, “faccio ancora un pezzo tanto poi mi asciugo” penso mentre mi addentro in una zona dove non ci sono alberi. Ormai però è ufficiale piove e avrebbe continuato a farlo, così faccio retrofront e, a passo anche più veloce, cerco di tornare a casa.
E ora sono qui che faccio lo slaloom sotto un balcone e un’altro per bagnarmi meno, tra l’altro ho anche lasciato la biancheria stesa fuori. Le scarpe sono zuppe e ogni tanto quando una folata di vento e pioggia mi lava anche gli slip mi viene quasi una risata isterica, un misto tra il “mi sto divertendo infondo” e il “machiccavolo me l’ha fatto fare!”, sono pure stanca e casa mia sembra sempre più lontana, provo a passare da un’altro parchetto nella speranza gli alberi mi coprano un po’ ma ne ricavo soltanto che le scarpe oltre ad essere zuppe d’acqua ora sono anche sporche di fango e pietruzze. Finalmente arrivo a casa, salgo i tre piani di scale a fatica gocciolando dappertutto, mi fiondo in bagno dove lascio la maggiorparte della roba, mi friziono i capelli con l’asciugamano e con una maglietta asciutta vado a raccogliere la roba stesa..ma ormai fuori c’è il sole.
Io lo prendo come un segno del destino che mi dice di non provarci neanche a fare sport. Ora che sono più asciutta e calda mi sono concessa un muffin al cioccolato bianco che avevo preparato ieri, un po’ come premio di consolazione.  E mentre lo mangio mi viene in mente Magda o per meglio dire la mia Nemesi, che non ho visto per un paio di mesi e l’ultima volta si è presentata dimagrita di circa 15kg. E questo l’ho saputo non tanto perchè lo abbia notato (infatti Nemesi era magra anche prima a mio parere e sembra assurdo non aver notato autonomamente i suoi 15kg in meno) ma perchè lei me lo ha ripetuto almeno tre volte durante la seduta (confutando la sua tesi grazie ai suoi pantaloni che ora le stavano larghissimi). Pensando a lei sono diventata chissà perchè più clemente rispetto al mio generoso corpo, voglio ancora dimagrire questo si, però penso che anche in questo caso serva pazienza e gentilezza, oltre a qualche concessione, se si vuole ottere qualcosa che sia duraturo e sopratutto positivo.

Ecco i consigli su casa, lavoro e famiglia.

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Seconda puntata

DONNA OGGI:

“I mali del vivere moderno.”
“Un figlio, quando?”
“8 ricette per il fine settimana.”
“Vuoi emanciparti? Ecco i consigli su casa, lavoro e famiglia.”.

Ti accorgi di avere una fissazione, quando, ovunque tu guardi, trovi l’oggetto del tuo desiderio. L’altro giorno, per distrarmi un po’, volevo prendere un giornale in edicola. Leggendo i titoli ne ho individuato uno che parlava di casa; ci ho pensato e mi son detta: massì, dai, sarà un segno del destino! Così l’ho preso, sul pulman per il lavoro, poi ho iniziato a sfogliare conpulsivamente le pagine alla ricerca dell’articolo. Non trovandolo mi è venuto il panico, ho pensato che magari si erano sbagliati, e non l’avevano pubblicato, sono tornata all’indice e ho cercato meglio. Morale: quell’articolo parlava di giovani che hanno problemi in famiglia e devono far vedere ai genitori quanto sanno gestirsi bene da soli. “Non emanciparsi” nel senso di andarsene di casa gestendo un lavoro e una famiglia loro, come pensavo io, un articolo inutile quindi.

Ho capito  che ero arrivata ufficialmente alla frutta, ho parlato con Andrea e abbiamo deciso di prenderci una piccola pausa dalla ricerca della nostra capanna; nel frattempo, però, abbiamo provato a far conoscere i gatti tra loro. Così Setola è finito a casa dei genitori di Andrea: nel primo incontro si sono ignorati, e sinceramente ero già soddisfatta. Nel periodo seguente andavo spesso a trovarlo per evitare che Set si sentisse abbandonato in quel luogo sconosciuto. Povero gatto. Già non ha un bel nome, come dice la mia amica Antonella, in effetti si chiama così perchè non ha un bel pelo, ricorda le setole di quei pennelli che compri alle medie. Non ero stata capace di trovargli un’altro nome, anche se Gatto sarebbe stata una bella alternativa, ma io non sono Audrey e quindi ho preferito evitare.

Una settimana dopo abbiamo contattato l’ennesima agenzia e quelli ci hanno portato a vedere una delle più belle case ispezionate fino a quel momento: ultimo piano di una piccola palazzina, strada tranquilla, ampia zona notte con ampio balcone, ampio ripostiglio, ampio tinello con amplissimo cucinino con finestra, balcone lato-cortile ideale per mangiare fuori inosservati, possibilità di posto auto. Il tutto per 380 Euro! Ci siamo fiondati a fare la proposta, non ci abbiamo pensato neanche due volte, avevamo troppa paura che ci sfuggisse di mano. L’annuncio tra l’altro non era ancora uscito sui canali di vendita massivi, sembrava proprio che questo appartamento ci stesse aspettando! Tante speranze fino a quando: “Ciao, sono Carla dell’agenzia, ho sentito i proprietari, hanno deciso di aspettare il prossimo anno per metterlo in affitto.” … “Se ho capito bene la figlia di un’amico ha bisogno di un appoggio temporaneo così lo affittano a lei per il momento, non potevano dirle di no, mi spiace”. Così noi potevamo dire addio a quell’appartamento, quella lì non se ne sarebbe più andata via da quella casa stupenda e dal prezzo accattivante.

Forse è vero, bisogna smettere di desiderare una cosa per ottenerla, ma smettere in modo razionale è davvero difficile. Menetre pensavo a cosa mettere per il matrimonio di Siria e Antonio, con una mano stavo giocando con Jimi, il gatto di Andrea, che, coi suoi occhi a palla, si arrotolava al cordino che tenevo. “Martedì andiamo a cercare un vestito, non ho niente da mettere…”, Andrea mi rispose ridendo: “Sai che stranamente neanche io ho un completo elegante? Sarà che non vado mai ai matrimoni?”, ” …si come invitato!”. In effetti era vero: è strano andare da invitati ad un matrimonio dopo tutti quelli passati nel tavolo dedicato a fotografi, tate e cantanti.
Persi nella sconsolazione e nel trambusto dei preparativi per il matrimonio, ci eravamo dimenticati di un appuntamento fissato qualche settimana prima, nell’attesa che la precedente affittuaria terminasse il trasloco. Così, con il morale sotto terra, siamo andati a visitarlo lo stesso. Questo alloggio, con tutta la buona volontà, rispetto all’altro ne sembrava solo la brutta copia. Però era comunque il meglio che avevamo visto fin’ora, e noi eravamo davvero stanchi di cercare. Così, due garanti alla mano, il contratto d’affitto dell’appartamento n°6, terzo piano di via Cristalliera 23, il 3 Agosto c.a. era ufficialmente intestato a noi. Anche se ogni tanto pensavo a all’altro ‘appartamento, sono stata sempre molto contenta di questa scelta, noi avevamo smesso di cercare e lei ci ha trovati.

Quarta puntata

ANNUNCI IMMOBILIARI

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Prima puntata

Affittasi appartamento ultimo piano, cucina abitabile, camera, ampio bagno con vasca, ripostiglio. Terrazzo esposto a sud e posto auto. Richiesta €350 spese incluse, no agenzie.

Questo sarebbe l’annuncio ideale, a dire il vero di annunci simili ne abbiamo anche visti, peccato che poi la realtà fosse un’altra.. Un’annuncio diceva tipo: Affittasi ampia camera e cucina, ultimo piano, terrazzo di 30mq.
Nella realtà la camera era ampia si, ma la cucina poteva contenere si e no un lavabo ad una vasca sola, una sedia e visto che le pareti erano ancora vuote, un pensile. “Però”, come diceva l’agente immobiliare, “..quando fa caldo è possibile mangiare fuori in questo bellissimo terrazzo!”, perchè non ci avevamo pensato subito, in fondo siamo solo al 45° parallelo nord dall’equatore, caldo torrido e afa, giusto?
Abbiamo poi visto mansarde per lillipuziani e particolari giardini privati sottoforma di aiuola cementificata, con due piante condominiali, però ci era concesso piantare del prezzemolo. In una graziosa zona studio era anche compresa un’intercapedine con vista tapparella che aveva un non so chè di abusivo. In un’altra casa sembrava abusiva la gente che ci dormiva dentro, con letti ammassati a ricoprire l’intera zona notte. Nella successiva pareva che la polizia, dopo un delitto passionale, non avesse fatto ripulire la scena del crimine. Alla fine dei conti la migliore era la prima che avevamo visto, peccato fosse in miniatura, era anche ammobiliata, ma coi mobili della barbie, in versione carta da zucchero.
Poi, presi dalla disperazione, hanno iniziato piacerci tutte, bastava avessero un tetto e delle porte, finchè ci siamo decisi a fare la proposta per una casa in cui dovevo scegliere se nel bagno preferivo il bidet o la lavatrice… fortunatamente il proprietario, visti i precari quali siamo, ha pensato bene che non era il caso di affittarcelo. Questo ci ha fatto rallentare un po’ nella ricerca, ci siamo talmente demoralizzati che abbiamo deciso di prendere una pausa di tacito accordo.

La cosa che mi buttava giù più di tutte era la serie di infinite garanzie che richiedevano soltanto per un affitto, purtroppo dovevamo basarci sulla dichiarazione dei redditi dell’anno scorso, che – diciamo – non era proprio brillante, e non parliamo di quello di Andrea. Mi ero buttata così a capofitto nel lavoro, accettando anche pazienti che non mi convincevano molto. Ma ce n’era una, che per tutelarne la privacy chiameremo Magda Zòccano, che iniziavo a non sopportare più. Tipica bambina viziata, si lamentava di ogni cosa, incapace di prendere parte alla propria vita. L’argomento tipo è una declinazione delle pene che le facevano patire i suoi genitori, poi c’erano altri problemi come il suo presunto ragazzo che non era mai all’altezza delle sue aspettative e altri piccoli anedotti. Una tra queste sue lamentatio continue mi aveva colpito particolarmente, tanto che avevo dovuto fare una pausa per evitare di strozzarla.
Sdraiata sul lettino, con la sua camicetta a fiorellini verde marcio, mi raccontava di un episodio nuovo di zecca di quanto fosse dura la vita a casa con i suoi genitori e del perchè, nonostante non fosse un problema di soldi, lei non volesse andarsene e prendere una casa propria nonostante i miei continui “suggerimenti”.
Lo volete sapere perchè? …perchè per lei, ci aveva pensato, era una questione di principio!
Capite, principio, la sola cosa per cui lei non aveva una vita propria e indipendente rispetto ai suoi genitori non erano i soldi, che aveva messo da parte da tempo sul conto appositamente intestato a lei dalla nascita e accumulava interessi da 30anni ormai, ma per principio!
Mentre bevevo la mia camomilla con la lentezza di un bradipo, pensavo alla mia microscopica vendetta di lasciarla lì da sola sul lettino ad aspettarmi, e feci un respiro di sollievo.
Rientrando nel mio sudio la trovai a frugare tra alcune carte sulla scrivania, lì per lì feci per sgridarla, poi capii. Alla fine la mia vendetta non era servita a nulla, come non sarebbe servita la sua, il punto non era vendicarsi passivamente quanto agire.

Terza puntata

Trova le differenze

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Sara, anni 27, fa la pasticcera, è sposata con Silvio, di anni 32 circa, lui invece lavora in un campo sportivo, fisico scolpito e sempre abbronzato. Si sono sposati in luglio e a settembre lei era già incinta, a giugno è nata Alice.

Ecco, quella, doveva essere la mia vita… avevo sentito voci che stavano insieme e del prossimo matrimonio, ma ieri, ieri ho aperto facebook e mi si sono parate davanti le foto della panciona di Sara e del conseguente risultato di quella pancia, una bambina piena di capelli e piuttosto cicciotta, Alice appunto. Sara non è mai stata una grande amica, ma con lei ho passato qualche estate quando vivevo ancora dai miei e non potevamo andare in ferie, lei le ferie le faceva dai nonni che vivevano qualche casa lontano da me; poi ci siamo perse di vista. Silvio invece, per lui ci sono stata male quasi un anno, abitava nel mio paesino ma l’avevo incontrato intorno ai 14 anni, lui era il bel ragazzo più grande di me, che sbagliava sempre il mio nome, le poche volte che lo utilizzava. In conpenso spesso mi prendevano in giro quando erano in gruppo perchè ero grassa e lui era sempre molto divertito dalla cosa.
Io di anni ne ho 28, giusto come smacco per dire che lei ha avuto tutto quello che sognavo per me, un anno prima…

Ho studiato psicologia, la scuola di arti bianche era troppo lontana da dove vivevo, secondo i miei genitori, mentre il classico era dietro casa e dopo – va da sè – ho preso un’altra strada. Però quando sono a casa riesco a rilassarmi soltanto preparando torte e biscotti, alla fine le uniche cose che cucino. Con Andrea ci siamo fatti i conti, nonostante il mio non sia un lavoro con entrate fisse e il suo non sia proprio un lavoro, in due dovremmo farcela a mantenere una casa in affitto. Tra l’altro lui arrotonda cantando ai matrimoni e potremmo così avere un piccolo fondo emergenze. La casa sarà piccola, non possiamo permetterci altro, porterò il mio gatto perchè i miei non lo sopportano più, e lui porterà il suo, speriamo non si ammazzino a vicenda. ‘Sta sera mentre lui fa le prove di una nuova canzone, io cercherò tra gli annunci di case, dopo come al solito ci faremo una sveltina sotto casa mia, e se ne riparlerà la prossima settimana… è incredibile come le ragazzine di telefilm come Gossip Girl o Pretty little liars, abbiano più libertà di me, che ho 10 anni più di loro. Ci serve proprio un pò di autonomia e indipendenza, e finalmente potrò cucinare come dico io, non sarò più costretta a preparare il tiramisù con la ricotta, senza savoiardi e con un uovo solo! Libertà!

Seconda puntata