E’ il primo giorno di Sara come psicologa nel suo ufficio, in uno studio in condivisione con altri soci piú o meno giovani, tutti gli ambienti sono stati allegramente arredati nei toni del marrone rancido.
L’ufficio di Sara é piccino e contrariamente all’immaginario comune, non é pieno di libri e fogli, é anzi piuttosto spoglio, Sara sta seduta nel mezzo su una sedia, tra una poltroncina e un divanetto, davanti un tavolino di vetro e legno. L’orologio ticchetta alla parete, Sara alza e abbassa lo sguardo: che il suo primo paziente abbia cambiato idea?
La porta si muove, sussulta ma non si apre, il vetro disegnato traballa, la signora delle pulizie deve avergli tirato un’altro colpo con la scopa, prima o poi lo romperá. Persa in questo pensiero Sara non si accorge dell’ombra che si siede dietro il vetro della porta. Attende ancora un po’, poi si alza e raccoglie la borsa per andarsi a prendere un caffé, apre la porta seccata e ci trova Oliviero il suo primo paziente.
“Entri pure!” quasi cinguetta Sara, appoggiando la borsa per terra vicino alla porta.
Si siede velocemente sulla sedia centrale: “Si sieda dove preferisce” dice indicando poltrona e divano, Oliviero tentenna, apre la bocca, poi dice “Dove?”.
“Dove preferisce”
“Mi dica dove, é meglio” iniziamo bene pensa Sara indicando distrattamente un punto sulla destra del tavolino, il paziente rincuorato si siede finalmente sulla sedia.

Dopo il terzo paziente Sara raggiunge Daniele (alto, longilineo, occhi azzurri e capelli grigio chiaro nonostante la giovane etá) e Ofelia (occhialini viola, acconciatura ricciolina raccolta e vestiti di un’alta epoca ma curati) davanti alla porta dello studio per andare a mangiare.
“Com’é andato il primo giorno allora?” chiede Daniele,
“Secondo il primo cliente non dovrei avere sia una poltrona che un divano, troppa scelta; secondo la seconda avevo troppi pochi libri, documenti e attestati nell’ufficio e si chiedeva se fossi abbastanza competente. L’ultimo mi ha chiesto uno sconto.”
“Ottimo, bell’inizio!”
“O bella fine, avevo solo tre prenotazioni questa settimana e le ho condensate tutte oggi…”
“Miranda va in maternitá tra poco, potresti prendere qualche suo paziente, uno giá la vuole abbandonare perché crede sia troppo soggetta a sbalzi ormonali” conclude la frase mimando un gesto con le mani, mentre si siedono al tavolino del bar.
“Grazie, fare la supplente sará meglio di niente.. dopo peró come faró anche solo a pagare lo studio…”
“Ah chiedi a papá, io non faccio credito” dice Daniele con una risata, si era dimenticata che era il mezzo padrone dello studio, tra l’altro suo padre glieli avrebbe anche dati i soldi, ma di certo li avrebbe poi voluti con gli interessi.
Ofelia che per tutto il tempo era rimasta in silenzio apre finalmente la bocca, per sbranare il panino che aveva davanti, Sara guarda Daniele stupita, occhi spalancati e cerca di bisbigliare “Ma si porta il cibo da casa? In un bar??”
“Oh sì , Gió il barista si é autoconvinto che essendo allergica e intollerante a tutto deve portarsi il cibo da casa, per cui non le dice piú niente”.

Rientrata in ufficio Sara prova ad immaginare in che modo avrebbe potuto camuffare i libri d’infanzia che teneva nella sua libreria, in libri di un qualche minimo spessore accademico, poi telefona a Miranda “Si ottima idea, grazie, appena riesco ti passo i contatti! Giovedí inizio a presentarti il signor Meneghini che pare non amare le donne incinte, è un tipo un po’ particolare.” dopo la telefonata Sara si stende sul divano a riflettere sull’universo. Uno squillo la fa saltare in piedi “Pronto! ..si, certo, ah l’ha consigliata la professoressa Darra, si facciamo mercoledí? … allora gio, venerdí ok perfetto, all … le 11 vanno benissimo. A presto, buona giornata.”.
Doveva fare proprio qualcosa per quegli scaffali, raccolte le ultime cose e salutati i colleghi Sara si decide ad andare in un gruppo di bancarelle che vendono libri vecchi a pochi metri dallo studio.
“Buona sera, mi servirebbero dei libri in lingua straniera.”
“Che lingua?”
“Qualunque libro in lingua non italiana, che costi poco!” dice Sara con orgoglio, a volte si rende conto di sembrare più folle dei suoi pazienti.
Il libraio indica una cesta di libri impolverati a 1 euro.

Fatta scorta di libri Sara rientra a casa, calciando le scarpe color cipria per terra, i tacchi non sono alti, ma suo malgrado ha dovuto rassegnarsi a metterli per darsi un minimo di tono. Nives che si é accorta del suo rientro batte un colpo sul muro dell’appartamento affianco per salutarla e Sara fa lo stesso, dopo prende due zucchine dal frigo e le taglia grossolanamente, le mette in una padella e apre una scatola di tonno.
Accende la televisione, lo chef di Cuochi per caso con quei suoi occhi intensi castani le fa sempre venire i brividi. Si versa un bicchiere di birra doppio malto e si butta sul divano. Poi mentre sta tirando fuori vecchi appunti dell’università, le tesi e tutti i minimi attestati di partecipazione che si ricorda di avere, Monica la chiama. Vuole fare un giro per locali, ma in settimana non le é mai piaciuto uscire, e poi non ha niente di decente da mettere: Monica e la sua compagnia non sono certo dei tipi casual e lei ha il bucato da fare.
Dopo la cena frugale Sara suona a casa di Nives con il bicchiere di birra in mano “Film e dolce sul divano?”
“Tesoro fra poco Andrea mi passa a prendere, usciamo..”
“Che hai fatto ai capelli?” Nives fa la parrucchiera, ma oggi aveva superato se stessa i capelli sembravano quasi rosa.
“Si chiama Stroberryred!”
“Mai nome di un colore fu piú azzeccato,… vabbene divertiti”.
Sara si chiude la porta alle spalle, a casa prende un tartufo gelato al lampone dal freezer e inizia a saltare da un canale all’altro in tv alla ricerca di un film interessante, di tanto in tanto butta l’occhio alla catasta di fogli, libri e oggetti accumulati vicino alla porta, domani qualcosa da fare in ufficio se l’é trovata!

Avrei potuto rispondere che sono un essenzialista e non amo il superfluo. Invece come sempre mi faccio schiacciare dalle critiche, si accorgerà che l’ho fatto per lei? Ma infondo chissà se ci avrebbe creduto alla storia dell’essenzialismo… magari lei è una filosofa e si sarebbe subito accorta che era un bluff. E vabbè, amen.

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